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Crucoli nella metà del 1600

Come appariva Crucoli nella metà del Seicento?

Una recente ricerca dello studioso e storico crucolese, dott. Giuseppe Celsi, fa riferimento all’opera “Italia Sacra”, considerata la prima storia completa delle diocesi italiane, scritta interamente in latino e pubblicata dall’abate Ferdinando Ughelli a Roma in nove volumi dal 1642 al 1662.

Nelle pagine Volume IX, Diocesi del Salento e della Calabria, (1662), Celsi riporta la descrizione che l’Ughelli fa della nostra comunità, basandosi sui resoconti ufficiali mandati a Roma dai Vescovi di Umbriatico:

“Crucullum habitatum fidelibus 1130. cum duabus parochialibus, Cœnobio Augustinorum, & Xenodochio.”

che tradotto significa:

“Crucoli, abitata da 1130 fedeli, con due parrocchie, un convento di Agostiniani e un ospedale (xenodochio).”

Una descrizione meritevole, prosegue Celsi, di interessanti approfondimenti.

Nei documenti del XVII sec. era in effetti comune trovare “Cruculi”, piuttosto che il più diffuso “Crucoli”, sebbene ancora diverso dal medievale “Curuculi”.

Il numero di 1130 fedeli registrato dall’Ughelli rappresenta un vero e proprio record demografico per l’epoca. Corrispondeva a circa 230 famiglie (più precisamente i fuochi nella definizione di allora del fisco) e fotografa Crucoli nel momento di massima espansione del Seicento. Da lì a poco, purtroppo, le epidemie e la pressione fiscale avrebbero ridotto drasticamente il numero degli abitanti, con un calo netto dei “fuochi” di 90 unità, pari al 38% della popolazione, circa 450 abitanti.

La presenza di due parrocchie attive (la maggiore intitolata all’Assunzione di Maria e l’altra a S. Pietro) in un borgo di queste dimensioni racconta di una comunità religiosa vivace e ben organizzata, dove la vita quotidiana dei cittadini era profondamente scandita dai ritmi e dalle festività di due distinti centri di culto.

La citazione menziona espressamente il cenobio degli Agostiniani. Si trattava del convento della Congregazione degli Zumpani che era stato costituito nel 1518 sotto il titolo della Ss.ma Annunciata, situato fuori le mura della Terra “distante un tiro di pietra in strada pubblica”. Il convento era però stato soppresso pochi anni prima della pubblicazione del libro, dalla riforma del papa Innocenzo X che ne aveva decretato la chiusura insieme a quella di molti altri piccoli conventi.

L’ultimo elemento citato è la presenza dello “Xenodochio”, un termine antico per indicare un ospedale o un ospizio per pellegrini. Non va immaginato come un moderno ospedale, ma come un luogo di accoglienza e carità gestito da una confraternita di cittadini laici. Si trovava nei pressi della Chiesa di Sant’Elia, vicino a una delle porte d’accesso al paese, pronto ad accogliere i viandanti e i bisognosi che arrivavano a Crucoli.

Una “Relatio coeva” al libro, del 1662, (una relazione scritta, un inventario o un documento storico-amministrativo redatto esattamente nella stessa epoca in cui il libro è stato scritto o stampato, n.d.r.)    accenna anche che fuori le mura presso il mare c’è la Chiesa detta di S. Maria de Maripuglia, celebre per la devozione e l’attrazione popolare.

Inoltre, Crucoli era già Marchesato e governata da Domenico Amalfitani, 2º Marchese di Crucoli, figlio di Diego Amalfitani e Vittoria Amalfitani (nata Lucifero), entrambi originari di Cotrone.

(Giuseppe Celsi)

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